In Sight: Higurashi Outbreak - quando l’epidemia diventa globale



Del brand di Higurashi hai visto tutto ciò che si può vedere: tutte le due stagioni dell’anime, i 5 OAV successivi e persino hai avuto il coraggio di sciropparti i due live actions, talmente peculiari che hai dovuto per forza farci due parole. Non hai però mai letto la light novel da cui tutto partì a metà degli anni 2000 nè hai mai provato ad approcciarti al fumetto chè oh, il tempo è un bene scarso quanto il petrolio in Italia. 

Non hai però voluto farti mancare Higurashi no Naku Koro ni Kaku -Outbreak- (ひぐらしのなく頃に拡~アウトブレイク~, When the Cicadas Cry Expanded -Outbreak-) , OAV di circa una cinquantina di minuti dato al pubblico nel 2013: le intenzioni iniziali erano quelle – e lo dice del resto il numero accanto al titolo – di pubblicare la bellezza di 3 episodi, tuttavia al 2017 in cui scrivi solo uno ha visto la luce. 

Perché? Forse per qualche ragione precisa. 


Famo subito a capirci: a te è piaciuto e pure molto. Tuttavia, se il risultato finale è 1 di 3, qualcosa non deve essere piaciuto in madrepatria japponica: allora ci hai ragionato. 

Di certo non può aver deluso la sempre ottima realizzazione tecnica e il fatto che l’anime in questione sia disegnato e senza uso di CG come sarebbe facile attendersi da produzione odierne. 

Quello che ha fatto storcere il naso a molti sta nella trama e nella sceneggiatura. 

Ci si lamenta infatti della storia che estende decisamente il teatro della tragedia all’intero mondo facendo di questo Higurashi una sorta di preludio ad un “The Walking Dead” japponico. Se, infatti l’origine dell’epidemia è pur sempre l’allegra città di Hinamizawa, stavolta la causa non è ad essa limitata, originandosi addirittura in un parassita da cui sarebbe infettato ben più del 99% della popolazione mondiale. Anzi, il cosiddetto parassita “Class Cs” presenta pure più varianti determinando in maniera latente le differenze significative di cultura, religione, società tra i diversi stati; in più, queste diverse varianti sono amichevoli con le simili e aggressive invece con le non simili, potendo determinare delle vere e proprie pulizie razziali come quella attuata da tal Hitler. La stessa ONU lo aveva scoperto e vi aveva condotto degli studi ma, intuitane la potenziale pericolosità, aveva proibito ulteriori ricerche e distrutto tutti i dati fin li accumulati. I singoli stati però non l’avevano data su: avevano continuato di nascosto ognuno per proprio conto e Jappolandia aveva sviluppato il N 173 Virus che comportava un mutamento repentino della personalità oltrechè lo stimolo all’aggressività. A capo del progetto sta la altrettanto nascosta organizzazione denominata come “Alphabet Order” che agisce persino supra legem. Manco a dirlo, il fattaccio succede ad Hinamizawa che viene subito posta in quarantena, finendo poi per essere comunque distrutta e non lasciando altra scelta ai protagonisti che difendersi e assicurarsi una via di fuga. E’ diverso dal classico Higurashi? Si. Ti piace? Si.



Altre critiche derivano dalla irrealtà delle reazioni umane perchè effettivamente vedere Rena uccidere un paio di persone senza il minimo ripensamento – vero è che le avevano appena ammazzato il padre - e Keiichi non provare ad obiettare alcunchè pare effettivamente irragionevole. Cosi come pare molto strano che, all’annuncio che il proprio figlio se ne va in missione per salvare Satoko con obiettivo dichiarato uccidere – solo – 100 persone i genitori del protagonista – che non si vedono in faccia nemmeno stavolta ma di cui vengono fornite inquadrature di parti anatomiche quali ad esempio le gambe pelose del padre - rispondano semplicemente “Torna salvo” e non provino nemmeno per un secondo a farlo desistere. Ed è vero; cosiccome è vero che pensare che un paio di ragazzi possano affrontare – e gasandosi pure e considerandoli pochi – 100 uomini piuttosto incazzosi sembra irragionevole. Eppure accade ed è il principale motivo per cui si vedono quelle tanto apprezzate scene gore che hanno caretterizzato la serie originaria; è un distaccamento ma al contempo una maniera di collegamento con la stessa. Piuttosto non sembra proprio da Irie il suicidarsi con un sapiente colpo di fucile in bocca in quanto impaurito dalla non stoppabilità del “virus”; nè è da Rika osservare la scena totalmente apatica. 

Se le contestazioni possono essere fondate, hai comunque apprezzato le ulteriori notizie che l’OAV porta su Hinamizawa al di là di notevoli scorci del panorama. Si scopre ad esempio che Rena, Keiichi e Mion vivono nello stesso distretto mentre Satoko e Rika – che qui condividono l’abitazione come in alcuni archi visti nelle due stagioni – no; che la famiglia Sonozaki conosce alcuni tunnel segreti che possono portare fuori dai confini cittadini e che permetteranno ai protagonisti la fuga; che nell’allegra città Japponica esistono alcune associazioni quali ad esempio quella dei Cacciatori,, dei Giovani e quella del Tempio che fungeranno in questo caso da antagonisti e da carne da macello per la mannaia di una Rena e la mazza da baseball di un Keiichi talmente letali che nemmeno Ken Il Guerriero nei giorni migliori. 

Hai poi apprezzato anche la maniera in cui viene descritta la situazione in cui la piccola città ed il governo più in generale affronta l’emergenza: quarantena, 40-50 giorni di incubazione, taglio delle forme di comunicazione in uscita – telefoni – e poi anche in entrata – televisione - , chiusura dei negozi per mancanza di approvvigionamenti, fino alla sospensione degli elementari servizi come l’acqua corrente. Un isolamento totale, dunque; e pure a livello di fuoriuscita della notizia che non viene nemmeno riportata nei telegiornali. 

Se questo lo ritieni realistico, altrettanto dicasi della reazione della popolazione affetta dall’ignoranza sui fatti: popolazione che parla di una prima manifestazione di un virus di origine africana presso Takatsudo o ritira fuori la classica leggenda di Oyashiro con sostanza emanata dalla palude che trasforma le persone e che solo il ritorno di Oyashiro – e nemmeno Rika che ne è la reincarnazione – può fermare. Ignoranza amplificata dalla falsa credenza che Oyashiro esiga un sacrificio umano, identificato in Satoko in quanto figlia della famiglia che aveva sempre osteggiato la costruzione della diga. 



A proposito di Rika: dice “ Nipah!” esattamente una volta e appare molto più stile Bernkastle che pucciosa. Stessa cosa vale per Hanyuu che abbandona la veste di spalla spiritosa per dare piuttosto origine ad un dialogo molto interessante e misterioso che parla di un mondo che finisce nuovamente e, soprattutto, troppo presto. Se le traduzioni inglesi sono corrette, l’impressione è che stia dicendo che lei e Rika hanno provato ancora troppe poche volte e che, a seguito della distruzione globale, non vi sia più spazio per le divinità – almeno questa potrebbe essere una chiave di lettura. Di certo si tratta di un arco molto diverso rispetto a quelli che l’anime ha mostrato: globale anzichè territorialmente limitato e, soprattutto, ancora aperto e non terminato con la morte di Rika che invece se ne resta ad Hinamizawa semplicemente aspettando che la civiltà riprenda. E' un finale "aperto" , anzi un "no finale": e pure questo, manco a dirlo, ti è piaciuto. 

Per concludere, lodi vanno tessute al comparto sonoro; no puoi esimerti dal riportare qui sotto la stupenda ending “Dear You”. Da lacrimoni senza presenza di cipolle. 





E’ tutto per questa puntatina ad Hinamizawa. E’ stata diversa ma, come al solito, estremamente interessante; per chi voglia provare l'ebbrezza che una mannaia può dare ecco il link  sub eng.

In Sight: Higurashi Outbreak - quando l’epidemia diventa globale In Sight: Higurashi Outbreak - quando l’epidemia diventa globale Reviewed by radish7 on 07:00 Rating: 5

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